
National Geographic pubblica un articolo dal Titolo “Vesuvio”, e spacca in due il mondo dei Vulcanologi e degli esperti tra quelli che ritengono imminente la prossima disastrosa eruzione, e quelli che gridano al falso allarme. National Geographic parla di un eruzione molto più violenta di quella che seppelli’ Pompei ed Ercolano nel 79 d.c.
National Geographic (che non ha alcun interesse se non l’ attendibilità scientifica di cui si fa fregio nel mondo, cosa che dovrebbe caratterizzare tutti gli organi di informazione), richiama l’attenzione sui piani di evacuazione previsti per un eventuale eruzione del vulcano. I piani di emergenza non vengono aggiornati oramai da 5 anni e quelli esistenti non tengono in considerazione un eruzione di forte entità.
Così si scatena il putiferio e le reazioni delle amministrazioni locali, che affermano, che se ci sono studi nuovi debbano essere messi a disposizione della protezione civile altrimenti si evitino inutili allarmismi.
Cioè “gli amministratori locali” intimerebbero National Geographic a non fare studi e riportarne i risultati alla comunità scientifica per non turbare la “normale amministrazione” di questi comuni, che sono troppo indaffarati e concedere, omettere e chiudere un occhio e talvolta entrambi sullo scempio edilizio compiuto alle falde di uno dei Vulcani più pericolosi al mondo?
Ridicoli, ma questi sono gli amministratori che abbiamo purtroppo, amministratori cha in cima alla lista delle loro ”virtù” hanno la capacità di programmare al massimo per i prossimi 20 minuti, litigando tra fazioni di cui non si intuisce alcuna differenza programmatica ed ideologica, se non quella dei numeri di conto corrente destinatari di quelle destrezze.
E’ così, la nostra società oramai è un treno che viaggia a 400 all’ora contro la montagna, con i passeggeri ferocemente aggrappati ai sediolini. National Geographic sopravviverà (come tutte le cose non fittizie) a questa intimazione di farsi una carriolata di cazzi suoi, chi forse non sopravviverà sono le 600000 persone che abitano nei 18 comuni della zona rossa e tutta la città di Napoli, che non è prevista nel piano di emergenza.
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Ma si sa come la Jervolino chiede le scuse all’ambasciatore Usa per averli messi in guardia dal pericolo rifiuti in Campania, Francesco Borrelli dovrebbe esigere le scuse di National Geographic, per aver fatto degli studi sul Vesuvio ed averli divulgati.
feliceiovino