Napoli

Blog su Napoli, gli affari, politica le commistioni, il nepotismo, la dittatura della demagogia e dell'oramai vetusto panorama politico-assistenzialista che è incapace di dare alla città ed alla regione un equilibrio economico-produttivo (e chi vi parla non è un conservatore :))
lunedì, 01 giugno 2009

Topolanek nudo nel giardino della Villa e nei viali bionde e brune mozzafiato

Mirek Topolánek, prime minister of the Czech R...

Berlusconi ha potuto visionare settanta scatti, in uno lui è nel patio accanto a una giovane con un «miniabito» nero

ROMA - Berlusconi ha potuto visionare settanta foto scattate durante le feste organizzate a Villa Certosa. Ed è stato dopo averle esaminate che ha deciso di provare a bloccarne la pubblicazione rivolgendosi al Garante della Privacy con un ricorso d’urgenza. Erano soltanto un campione delle 700 immagini del reporter Antonello Zappadu, ma tanto è bastato per intuire i possibili effetti di un'eventuale loro divulgazione. Anche perché, come ammette lo stesso avvocato del premier Niccolò Ghedini, «almeno una ritrae l'ex primo ministro della repubblica ceca Mirek Topolanek nudo in giardino durante la vacanza trascorsa in Sardegna a casa del presidente nel maggio 2008. C'erano anche i suoi bambini, ma non si può mai sapere che cosa esce sui giornali».

L'ex premier ceco non è l'unico ad essere stato ripreso senza veli. Nelle foto circolate finora ci sono pure ragazze in topless o in atteggiamenti discinti ed è difficile prevedere che cosa potrebbe accadere se finissero su qualche quotidiano o rotocalco. Di qui la scelta di muoversi sul doppio binario — Authority e procura di Roma — con un obiettivo preciso: impedire che qualcuno possa utilizzare gli scatti. Il provvedimento di sequestro trasforma infatti il materiale in «corpo di reato» e dunque chi lo usa può essere denunciato per ricettazione. Una misura che si applica in Italia, ma non all'estero dove sarebbero già state avviate trattative per la vendita del servizio. Immagini divenute preziose perché riguardano anche la festa di Capodanno e le vacanze natalizie offerte dal premier a numerose ragazze e in particolare a Noemi Letizia.

In realtà nell'archivio del fotografo di Olbia — diventato famoso due anni fa per aver «beccato» Berlusconi sempre a Villa Certosa in compagnia di cinque ragazze tra le quali spiccava Angela Sozio, la «rossa» del Grande Fratello — sono documentate moltissime occasioni mondane organizzate dal premier. Prova ne sia che il primo contatto per cedere foto al settimanale Panorama risale al dicembre scorso, quando il caso politico non era ancora esploso e soprattutto non si era a conoscenza della frequentazione di Berlusconi con la ragazza di Portici. Quali sono dunque le immagini che Zappadu offriva al settimanale di proprietà della famiglia del premier? Il direttore Maurizio Belpietro sostiene che riguardavano proprio la visita di Topolanek. «Io non le ho viste — chiarisce — anche perché non ero interessato, ma so che erano proprio quelle. Il giornalista Giacomo Amadori fu contattato da questo fotografo che conosce da tempo e mi ha informato, ma non se n'è fatto nulla. Non ho mai pagato questo tipo di servizi e in ogni caso non c'era niente che valesse la pena. Comunque, non avevo certo a disposizione un milione e mezzo di euro». In realtà dalla visita della delegazione ceca erano trascorsi sette mesi, altre scene erano state immortalate. Soprattutto durante l'estate. In una foto ripresa da lontano, ma che lascia intravedere perfettamente le figure, Berlusconi è nel patio di una delle residenza abitualmente riservate agli ospiti. Accanto ha una splendida ragazza bionda. Poco dietro si stagliano le figure di altre due bellezze mozzafiato. Una indossa un miniabito nero, l'amica ha anche lei un vestito nero. Sullo sfondo si intravede un uomo, ma non è possibile riconoscere il volto. Il premier guarda lontano e sorride.

E poi ci sono le immagini delle ragazze immortalate sotto la doccia. Una sequenza ne mostra due, bellissime, entrambe in topless che si rinfrescano sotto il getto dell'acqua. I corpi sono così vicini che sembra quasi si sovrappongano. È possibile che tra le decine di ospiti di Villa Certosa ci fosse qualcuno particolarmente interessante e proprio questo abbia spinto il fotografo ad offrire il servizio a Panorama. Certo è che, dopo il rifiuto incassato a dicembre, Zappadu ha avuto un nuovo contatto con Amadori. E questa volta ha potuto offrire un piatto davvero gustoso. Lui stesso ha raccontato che tra le bellezze ospiti per le vacanze di Natale ha potuto riprendere «una giovane che la dottoressa Mosca ha riconosciuto come Noemi e altre che a me sembravano minorenni». Tra le settanta foto offerte come test per l'eventuale acquisto, una ritrae una giovane bionda che passeggia nel parco mentre parla al telefonino e a poco distanza si nota un uomo che indossa un giaccone di tipo mimetico. Lei ha un cappotto rosso, i jeans e gli stivali. Sembra trattarsi di un periodo invernale. «La mail con la bozza di contratto — spiega Ghedini — è arrivata il 26 maggio. Allegate c'erano le 70 immagini, divise in due gruppi: quelle di Capodanno e quelle di maggio. Lo stesso Zappadu ha detto che in questa situazione anche quelle di Topolanek erano tornate attuali. Non mi sembra ci fossero immagini di Noemi e in ogni caso i volti erano oscurati. Il prezzo indicato è un milione e mezzo di euro». I collaboratori del fotografo negano che fosse la reale richiesta. «E in ogni caso — ribadiscono — questa volta sono stati loro a cercare Antonello. Amadori ha chiamato e ha chiesto di visionare il materiale. Si sono ricordati di quanto era accaduto a dicembre e hanno voluto sapere che cosa avevamo. Ora hanno chiesto il sequestro, ma noi non abbiamo foto scattate all'interno di Villa Certosa e dunque in giro potrebbero esserci scatti fatti da altri».

Fiorenza Sarzanini
31 maggio 2009

http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_31/sarzanini_topolanek_villa_ba5ab006-4db1-11de-891f-00144f02aabc.shtml

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mercoledì, 04 febbraio 2009

Camera dei Deputati: volantini con Totò - Berlusconi contro lo sbarramento europeo al 4 per cento

La protesta contro lo sbarramento al 4 per cento alle elezioni europee irrompe alla Camera, dove l’apposita legge di riforma è in discussione.

Riccardo Nencini, Bobo Craxi, Grazia Francescato, Loredana De Petris, Paolo Cento, Mauro Del Bue e altri ex parlamentari hanno lanciato volantini dalle tribune, gridando Democrazia, democrazia. Il Presidente Gianfranco Fini ha sospeso la seduta della Camera ed ha fatto allontanare i contestatori che in precedenza avevano lanciato sugli onorevoli dei mini-volantini raffiguranti un fotomontaggio sulla base della locandina del film “Toto’ truffa”. Al posto di quello dell’attore napoletano c’e’ il volto del premier Berlusconi, colto nell’atto di ricevere una mazzetta di banconote (ma di chi sarà la mano truffaldina che le porge?).

La legge verrà naturalmente approvata lo stesso, probabilmente entro la serata.

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sabato, 14 giugno 2008

L'unica soluzione possibile

Me ne sto in silenzio......
certo brucia la mancanza di democrazia, ma d'altro canto cerco di fare mente locale sul significato di questa parola nelle amministrazioni, negli uffici ed aziende statali ed a partecipazione statale dove quella parola ha assunto la forma di Oligarchia.
Il Comunismo, una parola che purtroppo trasforma i rivoluzionari in Oligarchi, divinità assolute che volano su un infinita distesa di teste, messe tutte sullo stesso piano.
Nelle maglie di questo falso ideologico si innestano tutte le ingiustizie, il nepotismo, l'ingerenza delle autorità ecclesiastiche nella vita delle istituzioni attraverso inserimenti lavorativi strategici di soggetti facenti capo alle varie Curie.
Chi può avere la forza di contrastare la lobbie più potente del mondo? Chi ha lo stesso potere persuasivo? Veltroni? Di Pietro?, comprimari che recitano ad arte la parte degli oppositori,
Questa bugia ideologica regna a Napoli da anni, così in nome dell'uguaglianza della base c'è la staticità assoluta.
Non si fa niente, non si raccologono nemmeno i rifiuti per strada, imbrigliati in una serie di limiti legali invalicabili, e dagli interessi dei gruppi economici, della criminalità, delle amministrazioni e dei burocrati.....(quando i  soggetti non si cumulano).
L'Italia, ribadisco, è fatta ad orticelli, è una forma mentis.
Ognuno che ha un potere,  nel nostro paese, anche il più ridicolo, cerca di metterlo a frutto per scopi personali.
Così ho visto infermieri diventare onorevoli, ho visto anarchici comprare voti, comunisti che hanno scambiato i propri interessi con l'ideologia,  ho visto la camorra, l'anticamorra, la camorra-anticamorra e l'anticamorra-camorra. La realtà ha spesso superato la fantasia, ed ognuno indossa il suo vestito in questo caos gigantesco che ti doveva portare al potere, ma in questo momento rimani .... l'unica soluzione possibile.
domenica, 25 marzo 2007

“Così incastreremo Prodi”

LE INTERCETTAZIONI. Nelle telefonate tra il consulente della Mitrokhin
e Guzzanti le manovre per far apparire il premier un uomo del Kgb.

Scaramella MarioNella lingua inglese, c’è un’efficace formula per definire il piano preparato nei segreti della “Commissione Mitrokhin” contro Romano Prodi. La formula è character assassination, la distruzione della reputazione, l’annientamento della sua credibilità, l’assassinio di una persona non nel suo corpo, ma nella sua identità morale, professionale, sociale. Il senatore Paolo Guzzanti è determinatissimo a trovare elementi che possano diventare, una volta pubblici, la tomba politica dell’antagonista di Silvio Berlusconi. Li chiede, li invoca, li pretende, dal suo consulente privilegiato Mario Scaramella e il “professore” non lesina al presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta occasioni, opportunità posticce, piani di aggressione privilegiati e subordinati. Prodi deve diventare l’uomo di fiducia del Kgb in Italia. Potrebbe non bastare e, allora, il “professore” consiglia al senatore di autorizzare altre manovre.

Nella Repubblica di San Marino si possono creare le condizioni per accusare Prodi di essere finanziato da Mosca attraverso la Cassa di Risparmio e, da qui, a Nomisma.

Operazione Tonfo

La confezione di questi falsi documenti sarebbe dovuta finire sul tavolo del procuratore di Bologna.

Se le testimonianze, raccolte dai transfughi del Kgb in Europa, non dovessero essere sufficienti, il “professore” si dichiara disponibile a raccogliere direttamente a Mosca altri dossier del Kgb compromettenti.

Forte di una lettera del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, dovrebbe però avere il placet del “Capo” per evitare problemi con Vladimir Putin. Infine, le Coop.

Si potrebbe organizzare un’evidenza del loro legame con la criminalità organizzata.

Una convergenza d’interessi che si consuma nell’indifferenza, tutta politica, delle “toghe rosse” della procura di Napoli. Un bel piano, no, alla vigilia delle elezioni.

Paolo Guzzanti mostra sempre grande entusiasmo per le fantasiose trovate del suo collaboratore. Che appare molto interessato a capire, anche per il suo futuro professionale, qual è la parte in commedia di Silvio Berlusconi. Guzzanti, come leggeremo, lo rassicura: “… Annuiva gravemente… Ha voglia di giocare all’attacco”.

La storia delle trappole preparate dentro il Parlamento con i poteri speciali attribuiti a una commissione di inchiesta contro Romano Prodi, allora candidato premier, a soli tre mesi dalle elezioni, si può, in fondo, raccontare con due sole telefonate tra quelle intercettate per ordine della Procura di Napoli, oggi nel fascicolo trasmesso al pubblico ministero di Roma.

La prima telefonata ci racconta come potessero apparire buffi, grotteschi, ridicoli, i tentativi di Mario Scaramella agli occhi di chi, tra gli altri, avrebbe dovuto accreditare le sue frottole. Come l’ucraino Aleksander Talik.


Il 5 gennaio 2006, conversando con la moglie, le dice:
“Tu capisci? Mario sembra un bambino. È tutta una cosa che non quadra. Io non capisco niente, sembra un gioco. Tutte queste storie sul Kgb, sugli attentati. Mi fa schifo tutto questo. Io non capisco tutte queste combinazioni stupide. Non capisco proprio la ragione di queste cose. Mario mi porta questo che ha scritto Andreij (Andreij Ganchev, interprete ufficiale della commissione Mitrokhin). Ma chi è Andreij? Andreij può scrivere quello che vuole, dico io. Per me ha lo stesso valore che scrivere su un muro che Aleksander è scemo. È la stessa cosa. Che senso ha tutto questo? Mario ha nominato alcuni personaggi: grandi colonnelli, eccetera. Dice che Andreij ha dato le informazioni a questo colonnello del Fsb. Ma dico io: questo colonnello non ha niente da fare che scrivere queste cose deliranti? Delirio assoluto, incomprensibile. Mi capisci?”.

La saggia moglie, Natasha, la fotografa con concretezza con un paio di parole: “Sasha, loro hanno semplicemente inventato questa storia”.

I fabbricanti della storia inventata li si può vedere all’opera qualche giorno dopo. E’ il 28 gennaio del 2006. Sono le 10 e 59 minuti. Paolo Guzzanti e Mario Scaramella discutono per 21 minuti e 37 secondi.

Mario Scaramella: “Il segnale che io ho avuto è questo: non c’è un’informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di “coltivazione”, contatti”.

Paolo Guzzanti:
“Coltivazione è abbastanza, eh?!”.

Scaramella:
“Per me, è moltissimo. È quello che mi viene detto. A questo punto, non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica “Prodi è un agente”".

Guzzanti: “Perché, “coltivato” invece si?”.

Operazione TanfoIl problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo “coltivato” dal Kgb. Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico, perché, come dice Guzzanti, “non è una lite tra giornali, qui si finisce poi in tribunale”. Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave. Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra, scambiato dai sovietici nel 1976 con il comunista cileno Luis Corvalan) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega “Se attacchiamo politici occidentali, quando non abbiamo documenti, poi perdiamo credibilità, anche quando invece abbiamo i documenti”. “Comunque - racconta Scaramella a Guzzanti - non arriviamo a dire che Prodi è un agente del Kgb in questi termini. Quello che è certo è che i russi consideravano Prodi amico dell’Unione Sovietica”.

Guzzanti si infuria: “Scusa Mario, abbi pazienza! Per me, agente o “coltivato” va bene. “Amico dell’Unione Sovietica” non significa un cazzo! Che mi frega a me? Che ti pare una notizia, “Prodi amico dell’Unione Sovietica”? Ci aveva pure [rapporti] con l’Istituto Plecanov. Mi stai a prendere per il culo, scusa? “Coltivato” a me va benissimo, perché l’espressione “coltivato” significa quel che significa nel linguaggio di intelligence”.

A questo punto, il “professore” propone come testimone chiave Oleg Gordievskij (ex colonnello del Kgb, riparato a Londra nel 1985, autore con Cristopher Andrew de “La Storia segreta del Kgb”). Ma c’è una difficoltà. Oleg non ne vuole sapere di mettere tra virgolette “Prodi agente del Kgb”, perché “questo non è accaduto”, dice. Scaramella però conviene che si può lavorare sul discorso di “coltivazione”. Guzzanti gli spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione. “Mario, scusami, do alle parole l’importanza delle parole. Allora, in quella cosa lì si dice: “Award man” (la trascrizione fonetica tradisce verosimilmente un “our man”, un “nostro uomo” con “award man” che significherebbe “uomo premio”). Tu pronunci la sigla e quello dice “Yes!”".


Scaramella:
“Certo, certo”.

Guzzanti:
“Punto e basta! Non voglio sapere altro! L’unica domanda è: queste frasi sono confermate e confermabili?”.

Scaramella:
“Assolutamente sì”.

Guzzanti:
“E allora questo è l’unico punto, ma mi serve certificato e marca da bollo”.

Scaramella ha ora capito in che solco si deve muovere e, volenteroso, non si risparmia.

Dice: “Anche più di quello. Con questo meccanismo si può arrivare a dire: “Sì, io so che [Prodi] era in contatto con gli ufficiali del V dipartimento [del Kgb], con i… con un ufficiale del servizio A… Eh, la notizia viene specificata”. Scaramella è ora entusiasta. Un fuoco d’artificio. Ha capito che cosa può far felice il “Capo”.


Scaramella:
“Capo, il discorso è questo: non c’è dubbio sull’autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni”.

Guzzanti:
“Io voglio che lui…”.

Scaramella:
“Quello che ha detto non lo dice, questo è il punto… Quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: “Era sotto coltivazione come promettente obiettivo di…”".

Guzzanti:
“Questa è una cosa di cui non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai di aver detto quello che ha detto. Punto! La “coltivazione”… il IV dipartimento… queste possono essere successive cose. Io devo poter dire: “Il signor O. G. (Oleg Gordievskij), parlando del signor R. P. (Romano Prodi) dice così. Punto!”.

Scaramella:
“Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma”.

Guzzanti: “A me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!”.

Scaramella:
“Quel che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazioni”.

Definiti i passaggi successivi del piano, Scaramella cerca di capire da Guzzanti, il suo “Capo”, qual è l’opinione del “Capo” di Guzzanti su quel che stanno cucinando. A chi pensare se non a Silvio Berlusconi? Proprio al presidente del Consiglio in carica in quel gennaio 2006, sembra far riferimento il senatore di Forza Italia quando informa il consulente di come sono andate le cose.

Scaramella: “Tu hai qualche dettaglio in più dell’incontro con il Capo?”.

Godereccio ?!?Guzzanti: “La notizia ha avuto un forte impatto. Io quando vado da lui gli dico le cose a voce ma, contemporaneamente, gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell’appunto scritto - che lui s’è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui - ci sono le cose di cui abbiamo parlato come futuro… Annuiva gravemente, come uno che non solo è…, anzi, quando io ho detto: “Sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una (parola incomprensibile)… è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo”, e lui, sorprendendomi un po’,… però ho capito che ha voglia di giocare all’attacco.

Ha detto: “Beh, un momento! Intanto però, li costringiamo a difendersi”. Questa l’ho trovata una reazione estremamente positiva. (…) E contemporaneamente io gli dico: “Guarda, … ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile)”.

Scaramella ha ben chiaro che il gioco si è fatto grosso e, come sempre, vuole apparire il più determinato tra i giocatori del pacchetto di mischia. Gordievskij va bene, ma per andare sul velluto gli sembra una buona idea organizzare anche manovre subordinate e di sostegno al piano principale.

Scaramella: “Io lavoro a blindare quel po’ che abbiamo. Se serve di più io ho dei canali (…) Ce ne sono tre possibili:

1) Stati Uniti, dove c’è stato abbastanza chiaramente detto tutto quello che era gestito in un modo, poi è diventato friendly dall’altra parte. Quindi ci sono dei seri limiti, però forzabili.

2) San Marino. San Marino ha una banca puttana che è quella che fa le cose sporche: è la Cassa di Risparmio. Tu saprai certamente che Nomisma ha delle sostanziali quote in Cassa di Risparmio, cioè la Cassa di Risparmio è proprietaria di una buona fetta di Nomisma”.

Guzzanti:
“Sì”.

Scaramella:
“Io so che i collegamenti finanziari che ci sono stati in passato sono stati anche tramite San Marino. Allora c’è un canale proprio di indagine da cui possono uscire degli elementi anche di esposizione. Mò ho, per esempio, lunedì, con la Procura di Bologna che, indirettamente, potrebbe diventare recipiente di alcune informazioni, non dirette, ma indirette”.


Guzzanti:
“Quando ce l’hai l’incontro?”.

Scaramella:
“Con De Nicola (procuratore di Bologna ndr.) ce l’ho lunedì a Bologna alle 11. Allora potrebbe essere, non direttamente, non esplicitamente facendo i nomi, ma dando la pista: “Guardate i soldi di Mosca. Dalla Cassa di Risparmio finiscono in primarie società”. E si arriva a Nomisma. È un altro di quei passaggi che poi un domani, al livello giudiziario…”.

Guzzanti: “Certo”.

Scaramella:
“Il terzo [canale] è frontale. (…) Ho la possibilità di accesso a questi documenti a Mosca, legalmente (…) E’ una cosa diversa dalla rogatoria”.

Guzzanti:
“Lì mi pare che Vladimir (Bukovskij) ti ha detto “vai da questi”, no? O te lo ha detto Oleg (Gordievskij)?”.

Scaramella:
“L’ha detto proprio Oleg. Oleg ha detto: “Vai e dai 200 dollari a qualcuno…”".

Guzzanti:
“Sì, sì, sì”.

Scaramella:
“Non ti sfugge il livello di esposizione di chi si va a prendere, non autorizzato, le informazioni in un momento così delicato con i russi. Cioè, io lo so fare e lo faccio bene e lo faccio immediatamente”.

Igor Marini, altro amicone!! Scaramella è preoccupato di andarsene a Mosca a contattare agenti del Kgb, a chiedere loro - in cambio di soldi - documenti riservati senza un ombrello politico o diplomatico.

Guzzanti:
“E convocare un ufficio di presidenza [della Commissione]?”.

Scaramella:
“Quello non serve, scusami, perché io ho già la delega dell’ufficio”.

Guzzanti:
“E allora?”.

Scaramella: “Voi mi avete già contattato… e Fini (allora ministro degli Esteri, ndr) ha scritto all’ambasciata. Si può fare questo passaggio. Va bene”.

Guzzanti: “Ma i tempi? Tutto deve essere consegnato al più tardi per venerdì prossimo”.

Scaramella:
“Per il 10, eh? E allora mi organizzo questa settimana di andare a Mosca (…) Se puoi fare tu un passaggio, visto che noi abbiamo la lettera di Fini che dice: “Ho dato istruzioni…”, si potrebbe fare lunedì un passaggio.

Io vado da martedì, mercoledì. Vado a Mosca e torno con un bottino anche più grasso dell’agenzia ecologica.

L’altra Scaramella AvvelenataLa missione giustifica comunque anche l’accesso a tutta una serie di canali che poi sono anche miei. (…) E quindi, superiamo Oleg. Oleg diventa la fonte che ha indicato e poi uno ha approfondito. E… se il tuo Capo, come dire, va poi… che in teoria si potrebbero urtare suscettibilità del governo russo, questo è il punto. Per me, non c’è nessun problema. È sostenibile, poi, dopo, questo passaggio?”.


Guzzanti: “È chiaro che se tu stai facendo una cosa e ci… qualsiasi problema sarebbe risolto per via immediata con un colpo di telefono a (nome incomprensibile)”.

 

L’imbonitore

Non si sa come è finita. Non si sa se Scaramella è andato a Mosca. Non si sa se nella capitale russa ha confezionato qualche altro dossier farlocco. Non si sa se da Roma - autorevolmente, si presume - una telefonata abbia lubrificato le sue iniziative.

 

Come toccherà alla Procura di Roma accertare se Paolo Guzzanti è consapevole della buffonesca cospirazione di Mario Scaramella o ne sia, al contrario, soltanto uno sprovveduto, anche se divertito, allocco giocato con il trucco delle tre carte dal solito furbissimo napoletano cialtrone. Perlomeno in un caso, gli ingenui intrappolati nelle grottesche trame di Mario Scaramella sono due: Paolo Guzzanti e Silvio Berlusconi.

 

Nel variopinto mazzo di carte offerte da Scaramella, il Senatore e il Presidente “spizzano” un jolly falso.

 

Scaramella: “… Questa questione riguarda un personaggio che è presidente delle Coop rosse. Attualmente ha tutta una serie di lavori in corso con i Ds, per i Ds, posizioni formali di impegno politico, è stato giudicato per associazione mafiosa ed è persona direttamente coinvolta nelle indagini che riguardano il materiale nucleare a Rimini. Quindi ci sono elementi oggettivi di appartenenza alle cooperative rosse, di associazione mafiosa, dichiarata da una sentenza definitiva e di lavori che riguardano le indagini su tutta questa roba che ci stanno raccontando gli ufficiali stranieri…”.

 

Questo diceva Mario Scaramella il 27 gennaio.

 

Il 2 febbraio, intervistato da “Telecamere”, Berlusconi gridava: “Agli atti di un processo in Campania, il presidente di una cooperativa ha denunciato che i soldi erano di provenienza della criminalità organizzata. Di questo, erano al corrente esponenti del partito. Una certa magistratura ha fatto si che si arrivasse a una prescrizione”.

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venerdì, 23 febbraio 2007

Cosa sarà?

Cosa sarà, che ci fa scendere in piazza senza sapere il perchè, che ci fa amare persone che non conosciamo fino in fondo, cosa sarà che ci mette in bocca degli slogan o che fa cantare la canzoncina alla bambina "la finanziaria ha gia cambiato l'aria"? Cosa sarà, in questo mondo fatto di telenovelas, soap, reality, tronisti e giu giu giu fino a vomitare, che ci fa sentire colti, intelligenti, bellissimi, anche se siamo ignoranti, stupidi e brutti? Sarà quel megafono gigantesco che svolazza sulle nostre teste, che urla in ogni istante, che ci cambia l'umore se vuole. Come si fa a rimanere lucidi? come si fa a scindere le tue opinioni da quelle di chi tiene il megafono ben stretto tra le mani e ringhia i suoi slogan. E' come un flauto magico, tene rendi conto quando vedi una piazza piena di persone che protestano senza sapere il perchè. Tu glielo chiedi loro cominciano il motivo, ma le parole non le sanno. Ma hanno l'aria incavolata ed il tono di chi tiene il megafono.

 

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