Viaggio negli atenei dei Baroni. Le casate napoletane? Dagli Auricchio ai Condorelli
I due giornalisti smascherano il nepotismo del sistema accademico italiano. Con un occhio alla Campania
NAPOLI - «Bisogna fare così nell'università dei baroni: presentarsi al colloquio con il prof muniti di un registratore portatile e memorizzare su nastro "le regole del gioco"». È il consiglio, dettato da inchieste sul campo, del libro «Un paese di baroni» (edizioni Chiarelettere), scritto a quattro mani da Davide Carlucci e Antonio Castaldo.
Il saggio - illuminante il sottotitolo Truffe, favori, abusi di potere. Logge segrete e criminalità organizzata. Come funziona l'università italiana - è un vero e proprio viaggio tra gli atenei della penisola, per raccontare le difficoltà e le disillusioni di quanti, troppi, aspettano il loro turno dopo una vita fatta di studio, di esperienze all'estero e di pubblicazioni in riviste autorevoli. Turno che forse non arriverà mai, imbrigliati in un sistema in cui il merito non è la base necessaria di una carriera in ambito accademico. Nomi e compensi, nonché collusioni e lobby: l'analisi del saggio è attenta e puntuale. Del resto i due autori hanno effettuato le loro ricerche «in trincea»: Davide Carlucci, giornalista de «la Repubblica», ha seguito negli anni varie inchieste sul nepotismo universitario e Antonio Castaldo, redattore prima del «Corriere del Mezzogiorno» di Caserta e Napoli, e poi di Bari, e ora per il «Corriere della Sera», ha vissuto sul campo l'esplosione dei primi casi di corruzione universitaria che dalla facoltà di Medicina hanno poi contagiato l'intero ateneo barese.
IL «BARONAGGIO NAPOLETANO» - Attentamente analizzato è il sistema accademico partenopeo. Le docenze sono divise in «casati», dove la discendenza è sentita come titolo preferenziale per intraprendere la carriera universitaria: ad ogni cognome corrisponde una cattedra, in una sorta di moderna ereditarietà feudale. E così abbiamo gli Auricchio, pediatri cattedratici dal 1933, i Califano, illustri chirurghi e i Condorelli, accademici dalla Sicilia alla Campania con amicizie democristiane.
A volte i baroni napoletani estendono il loro potere anche al di fuori della «ristretta» cerchia di cattedre federiciane, collocando perenti e protetti alle docenze della Sun, l'ateneo casertano. E la politica? Non sta a guardare. Da Mastella, la cui amicizia è necessaria per realizzare a Benevento la Scuola Superiore della magistratura, creatura di Pietro Perlingieri, che ne è presidente, a Bassolino e la sua riorganizzazione della facoltà partenopea di Medicina, i nomi dei politici campani e non solo presenti nel saggio non si contano.
Antonella Salese
05 febbraio 2009
Corriere del Mezzogiorno