domenica, 06 luglio 2008

G8: «È stato un massacro»

308376«È stato un massacro», queste le parole con cui il pubblico ministero Francesco Cardona Albini ha definito, durante la requisitoria nel processo per i fatti del G8 di Genova, l'irruzione delle forze di Polizia nei locali della scuola Diaz. Cardona ha ricordato i numerosi filmati, le testimonianze e i documenti che dimostrerebbero come l'intera operazione delle forze dell'ordine sarebbe stata decisa e condotta in modo del tutto arbitrario e privo di qualsiasi giustificazione di ordine pubblico.

«Non ci fu lancio di oggetti - ha sostenuto Cardona Albini - né è stata ritrovata alcuna prova della presenza di armi all'interno della scuola». Il riferimento è alle due bottiglie molotov ritrovate nei locali della Diaz e di cui, secondo l'accusa, sarebbe stata accertata «la provenienza esterna». Alla prova dei fatti non reggerebbe neanche l'ipotesi difensiva di «un'origine pregressa» delle ferite riscontrate sui manifestanti. La mole di immagini e documentazione medica prodotta dalle 98 vittime del pestaggio smentirebbe quanto sostenuto dai legali degli agenti, provando invece che all'interno della scuola «non c'erano né armi, né bastoni o oggetti contundenti come quelli visti durante gli scontri con i black block».

L'irruzione nella scuola di via Cesare Battisti viene descritta dal Pm come un vero e proprio assalto: gli agenti hanno prima sfondato il portone centrale e poi sono entrati da un ingresso secondario. E all'irruzione avrebbero assistito anche gli imputati Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all'epoca rispettivamente direttore dello Sco e vicedirettore dell'Ucigos e oggi ai vertici di antiterrorismo e servizi segreti.

L'elenco delle accuse a carico dei 29 indagati è lungo quasi quanto quello delle ferite dei manifestanti. Si va dalla perquisizione arbitraria alla calunnia, dal falso alle lesioni e alla violenza privata, per finire con il porto illegale di armi da guerra, unico reato che sarebbe ancora perseguibile se verrà approvato il decreto "blocca-processi". I pubblici ministeri Cardona Albini ed Enrico Zucca, torneranno a parlare in aula il 9 e il 10 luglio prossimi, mentre il 17 settembre sarà il turno delle parti civili.
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lunedì, 16 giugno 2008

Rifiuti radioattivi a Savignano

RIFIUTI RADIOATTIVI, GIALLO A SAVIGNANO NAPOLI
Un carico contenente rifiuti ospedalieri sul quale sono state rilevate lievi tracce di materiale radioattivo, in particolare Iodio 131, una sostanza usata in medicina e comunque non pericolosa al punto che viene somministrata ai pazienti negli ospedali, è stato bloccato all'ingresso della discarica di Savignano Irpino.

Ne è nato un giallo, con il direttore dell'impianto, Liberato Imperato, che ha smentito la presenza di materiale radioattivo parlando solo di rifiuti impropri come bende e cateteri, e il generale Franco Giannini, responsabile del settore tecnico-operativo della struttura di Bertolaso, a confermare la scoperta. In serata il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è complimentato con il generale Giannini sottolineando che proprio il ritrovamento di  "dimostra ancora una volta come nell'assolvimento dei propri compiti, in collaborazione con le forze dell'ordine, i militari impegnati a Napoli stiano svolgendo un ruolo prezioso di cui tutti gli siamo grati". "Questa mattina - ha detto Giannini - durante i controlli, abbiamo rilevato in un carico rifiuti ospedalieri dove c'erano tracce radioattive di Iodio 131".


A quel punto, ha aggiunto il generale, "abbiamo rimandato al sito di trasferenza di Pantano d'Acerra il carico, per consentire ai vigili del fuoco di effettuare ulteriori controlli e per cercare di risalire al responsabile dello sversamento". La struttura diretta da Bertolaso ha anche presentato una denuncia all'autorità giudiziaria. "E' evidente - proseguono dalla struttura - che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani.

L'episodio conferma - si sottolinea - l'accuratezza dei controlli". I risultati conseguiti a Napoli, ha osservato il ministro della Difesa, "sono la risposta migliore a chi parla di divisioni tra forze dell'ordine e militari", sottolineando che entrambi "sono al servizio dell'Italia per garantire la sicurezza interna ed esterna e il rispetto delle leggi, ciascuno nell'ambito dei propri compiti". Non lontano da Savignano, quaranta quintali di rifiuti pericolosi destinati alla Campania per essere smaltiti illecitamente, sono stati sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Montella (Avellino).

Il carico era trasportato da due tir provenienti dal Foggiano e diretti in Alta Irpinia. I benefici derivanti dallo sversamento a Savignano tardano tuttavia a farsi sentire. Se la situazione a Napoli città tende a migliorare con 1900 tonnellate di rifiuti ancora a terra, così non è per la provincia, specie per l'area flegrea e quella vesuviana. Ne risente anche il turismo degli scavi archeologici: ad Ercolano cumuli enormi sostano vicino alle Ville Vesuviane, agli Scavi Archeologici e nell'area mercatale di via IV Novembre. Il sindaco, Nino Daniele, denuncerà la grave crisi in cui versa la città vesuviana domani a Napoli nell'incontro in programma con il sottosegretario Bertolaso. Proteste nel Casertano, infine, con un corteo antidiscarica cui hanno preso parte centinaia di persone.

COMITATI CHIAIANO, PROVA CHE IL PIANO E' PERICOLOSO
"Il carico radioattivo ritrovato mentre andava nella discarica appena aperta a Savignano dimostra tutto il pericolo che questo piano rifiuti rappresenta per la nostra regione". E' quanto affermano in una nota i comitati in difesa delle cave di Chiaiano e Marano. "Se da un lato - si sottolinea - c'é la gestione illegale dei rifiuti che può portare a situazioni come quella di oggi, dall'altro c'é il decreto governativo che legalizza lo sversamento della gran parte dei rifiuti tossici (fanghi chimici, ceneri pesanti ecc) per fare della Campania lo sversatoio a basso prezzo dell'industria settentrionale. Per questo è vitale perseguire modelli alternativi, praticabili e richiesti dalla stessa Unione Europea". "Nei prossimi giorni - si conclude la nota - si intensificheranno le nostre iniziative per difendere la Selva di Chiaiano che è un patrimonio di Chiaiano, Marano e Mugnano, ma anche di tutta la città di Napoli".
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sabato, 14 giugno 2008

L'unica soluzione possibile

Me ne sto in silenzio......
certo brucia la mancanza di democrazia, ma d'altro canto cerco di fare mente locale sul significato di questa parola nelle amministrazioni, negli uffici ed aziende statali ed a partecipazione statale dove quella parola ha assunto la forma di Oligarchia.
Il Comunismo, una parola che purtroppo trasforma i rivoluzionari in Oligarchi, divinità assolute che volano su un infinita distesa di teste, messe tutte sullo stesso piano.
Nelle maglie di questo falso ideologico si innestano tutte le ingiustizie, il nepotismo, l'ingerenza delle autorità ecclesiastiche nella vita delle istituzioni attraverso inserimenti lavorativi strategici di soggetti facenti capo alle varie Curie.
Chi può avere la forza di contrastare la lobbie più potente del mondo? Chi ha lo stesso potere persuasivo? Veltroni? Di Pietro?, comprimari che recitano ad arte la parte degli oppositori,
Questa bugia ideologica regna a Napoli da anni, così in nome dell'uguaglianza della base c'è la staticità assoluta.
Non si fa niente, non si raccologono nemmeno i rifiuti per strada, imbrigliati in una serie di limiti legali invalicabili, e dagli interessi dei gruppi economici, della criminalità, delle amministrazioni e dei burocrati.....(quando i  soggetti non si cumulano).
L'Italia, ribadisco, è fatta ad orticelli, è una forma mentis.
Ognuno che ha un potere,  nel nostro paese, anche il più ridicolo, cerca di metterlo a frutto per scopi personali.
Così ho visto infermieri diventare onorevoli, ho visto anarchici comprare voti, comunisti che hanno scambiato i propri interessi con l'ideologia,  ho visto la camorra, l'anticamorra, la camorra-anticamorra e l'anticamorra-camorra. La realtà ha spesso superato la fantasia, ed ognuno indossa il suo vestito in questo caos gigantesco che ti doveva portare al potere, ma in questo momento rimani .... l'unica soluzione possibile.
venerdì, 16 maggio 2008

Meetups di Beppe Grillo, fine di un sogno

Mi chiamo Felice Iovino e come avevo previsto tutti i movimenti senza uno sbocco, dopo un po implodono su se stessi, così succede al movimento dei Meetups di Grillo, che oltre a due Platonici quanto inconcludenti VDay, che hanno registrato una buona partecipazione popolare sulla scia di un malcontento diffuso, non hanno saputo dare risposte politiche all'emergenza democratica Italiana.

Con il primo V day abbiamo alimentato il camino di Marino per un bel po, con il secondo ci faranno camionate di carta igienica in quanto incostituzionali.

Il problema è la composizione di quei gruppi, troppo spesso affollati da anarcoidi, che cercano solo un bersaglio dove sfogare le proprie frustrazioni, il tutto senza una proposta alternativa, il tutto rimanendo bendati, (spesso leggete sono dei nomi come nick name mai dei cognomi).

La proposta è andare oltre Grillo, selezionando dei gruppi attivi iniziali con persone di capacità e talento nei vari campi.

Il primo evento il 28 Giugno.

STAY TUNED

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sabato, 16 febbraio 2008

Comunicato politico numero due

Comunicato politico numero due

grillo_rivoluzione.jpg

Il 25 aprile a Torino in piazza Castello ci sarà il V2 day. In tutte le piazze d’Italia si raccoglieranno firme per tre referendum per una informazione libera in un libero Stato. L’anticipo del V2 day non è possibile. Le piazze in periodo elettorale sono a disposizione dei partiti. Beppe Grillo ha chiesto la disponibilità di alcune piazze prima del 13 aprile e ha ricevuto un rifiuto. Il cambiamento deve venire dal basso, dai cittadini informati. Una lista civica nazionale ora e con questa legge elettorale anti costituzionale è un suicidio. Le liste civiche per il 13 aprile saranno presenti in molte città. Io sarò presente nelle città durante la campagna elettorale. Per le elezioni amministrative del 2009 le liste civiche saranno centinaia. I mezzi di disinformazione di massa sono all’opera per nascondere i problemi del Paese. I partiti occupano l’informazione. I giornalisti sono servi dei partiti con poche eccezioni. Stampate e diffondete La Settimana per tutti coloro che non possono collegarsi in Rete. Scrivete sui vostri blog le falsità quotidiane del regime e smascheratele. No ai pregiudicati nelle liste elettorali. No ai condannati in primo e in secondo grado nelle liste elettorali. Gli eletti/nominati in attesa di giudizio ottengono l’immunità parlamentare e evitano il carcere. No all’immunità parlamentare. Non esistono cittadini più uguali degli altri. Il blog pubblicherà il nome dei prescritti, dei condannati in via definitiva, in primo e secondo grado presenti nelle liste elettorali. Il 13 aprile è una data come le altre, chi vince perde comunque. Informatevi e informate. Per un nuovo Rinascimento. V-day 25 aprile.
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domenica, 10 febbraio 2008

CHIEDO ASILO

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domenica, 03 febbraio 2008

Rifiuti, oltre 50 roghi di spazzatura tra Napoli e provincia

Nel capoluogo riparte la raccolta diffenziata. A Ferrandelle i cittadini ripuliscono il paese
Proposta del sindaco di Marigliano: "Mandiamo la spazzatura in Germania, costa meno"

Rifiuti, oltre 50 roghi di spazzatura
nella notte tra Napoli e provincia


<B>Rifiuti, oltre 50 roghi di spazzatura<br>nella notte tra Napoli e provincia</B>
NAPOLI - Oltre cinquanta roghi di spazzatura nella notte tra Napoli e provincia. Ancora superlavoro per i vigili del fuoco chiamati a intervenire per spegnere incendi di mucchi di immondizia abbandonati nelle strade anche da un mese. Napoli è di nuovo in difficoltà, dopo che nei giorni scorsi erano state azzerate le giacenze di spazzatura.

I roghi e i nuovi cumuli di rifiuti sono anche dovuti alle difficoltà di avvio del piano De Gennaro. Ieri il ministro della Salute Livia Turco ha incontrato il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti. Il colloquio si è concluso con un'assicurazione: "Nessun sito di smaltimento - ha detto Turco - sarà aperto senza il nulla osta sanitario del ministero".

Assicurazione che però non tranquillizza gli abitanti delle aree dove dovrebbero essere portati i rifiuti. E' tregua a Santa Maria la Fossa (Caserta) dopo gli scontri della giornata di ieri (otto feriti) contro la realizzazione del sito di stoccaggio di Ferrandelle. Nella notte i cittadini di Santa Maria la Fossa hanno ripulito il paese. Ramazza e secchi, hanno tolto dalle strade tutta l'immondizia che era stata riversata nelle strade durante gli scontri con le forze dell'ordine.

Questa mattina, dunque, la cittadina appare decisamente pulita. "Le nostre popolazioni - dice il sindaco Bartolomeo Abbate - sono fiduciose nelle risposte delle istituzioni, sperando che si possa risolvere l'emergenza senza gravare troppo sulla nostra terra. Abbiamo prospettato delle soluzioni per ridurre il carico sul sito di Ferrandelle. E' grazie a questa nostra disponibilità che il Casertano potrà affrontare l'emergenza sversando da noi i suoi rifiuti".

Mentre il sindaco di Marigliano (Napoli), Felice Esposito Corcione rileva che "costerebbe molto meno al commissariato di governo trasferire i rifiuti all'estero che non aprire discariche e siti di stoccaggio". Corcione ha ribadito la volontà "di tutta la cittadinanza di autotassarsi" per portare in Germania o in Austria le ecoballe destinate al sito di stoccaggio in località Boscofangone. Il sindaco, infine, ha ricordato che a Marigliano la raccolta differenziata ha superato il 50%.

Che invece a Napoli nel 2007 era ferma al 13%. Nel capoluogo partenopeo oggi la raccolta differenziata è ufficialmente ripartita: nelle dieci municipalità sono stati allestiti posti di raccolta straordinaria per portare vetro, carta, alluminio e plastica con iniziative di sensibilizzazione alla separazione dei rifiuti. "Stiamo lavorando - spiega il presidente dell'Asia, l'azienda che si occupa della raccolta, Pasquale Losa - con un po' di apprensione ma fiduciosi di poter sbloccare la situazione".

(3 febbraio 2008)
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domenica, 04 novembre 2007

Tutti i consulenti dei Ministeri

Un giornalista di Repubblica pubblica sul portale online un certo reportage scomodo, e poco tempo dopo esso scompare inspiegabilmente dai server. Sfortunatamente, la Google cache sembrerebbe non aver fatto in tempo a salvarlo. Ma.........


C'è un po' di tutto nell'elenco dei 1253 esperti e consulenti a libro paga del governo Prodi. Giuristi e ginnasti, generali e creativi, cinefili e professoresse, ambasciatori e webmaster, giornalisti e rettori, figli della Patria e figli di papà.

Sono 1253: una media di 48 esperti a dicastero, anche se questa - come tutte le statistiche - appiattisce una realtà dove ci sono ministri come Di Pietro e Mastella che dichiarano zero consulenti, e altri, come Rutelli, che con il loro elenco superano - da soli - un terzo del totale: 436.


Una Napolitano, Simona, nipote del presidente della Repubblica, è consulente del ministero dell'Ambiente (per 2800 euro al mese), incaricata di fornire "assistenza e consulenza riguardo le problematiche del settore giuridico e nel settore del diritto informatico, amministrativo e degli appalti pubblici".

Un Mastella, Pellegrino, figlio del Guardasigilli, è consulente del ministero per le Attività produttive con l'incarico di assicurare (per 2700 euro al mese) "attività di collaborazione finalizzata all'approfondimento delle specificità dei modelli anglosassoni".

E un Gambescia, figlio del deputato diessino Paolo, è consulente del ministro per l'Innovazione (1500 euro mensili) "per l'elaborazione e la verifica delle linee programmatiche relative al rapporto tra la pubblica amministrazione e il sistema delle imprese".

Non c'è invece - non ancora, perché il decreto non è stato ancora registrato dalla Corte dei conti - il nome di Angelo Rovati, che dopo essersi dimesso da consigliere di Prodi è stato riassunto una settimana fa come "esperto per il Kazakistan" (specializzazione tanto circoscritta quanto sorprendente).

Nessuno di questi 1253 consulenti diventerà ricco, con gli assegni staccati dal governo.

Ma il primo a essere convinto che queste spese siano eccessive è proprio il presidente del Consiglio, che ha appena firmato un decreto con il quale taglia di un terzo - a partire dal 2008 - la cifra destinata ai consulenti dell'esecutivo.

Certo, anche lui dovrà usare le forbici, visto che al momento la Presidenza del Consiglio conta 120 contratti di consulenza.

E di questi, solo sette - oltre a Renato Ruggiero - hanno accettato di collaborare in cambio di uno spartano rimborso spese.

Tutti gli altri vanno pagati, dai 6000 euro dei componenti del Comitato per la Biosicurezza ai 40 mila di Massimo La Salvia, inquadrato nel Dipartimento Risorse Umane.

I ministri Mastella e Di Pietro, che dichiarano di non avere consulenti al loro servizio, non dovranno tagliare nulla.

Né si potrà chiedere un sacrificio al Viminale, dove Giuliano Amato ha firmato un unico contratto di consulenza (con il professor Francesco Raiano: 30 mila euro annui), e tantomeno alla Difesa, dove Arturo Parisi ha ingaggiato un solo esperto (il dottor Andrea Grazioso, esperto di problematiche strategiche internazionali: 36 mila euro) più due per i suoi sottosegretari. Avranno poco da risparmiare anche il ministro del Lavoro, Damiano, e quello della Pubblica Istruzione, Fioroni, che hanno due consulenti a testa. Ma agli altri, qualche rinuncia potrà essere chiesta.

Prendiamo il ministero dell'Ambiente, che nel bilancio dello Stato pesa per la metà di quello delle Politiche agricole.

Eppure, mentre Paolo De Castro s'è accontentato di otto consulenti, Alfonso Pecoraro Scanio ne ha 344. Invece di averne la metà, ne ha quarantatré volte di più.

C'è un motivo, anzi ce ne sono tre. Il primo è, diciamo così, storico: quando nacque, il ministero (che allora si chiamava "dell'Ecologia") non poté fare nuove assunzioni, così fece un massiccio ricorso ai contratti a termine, cioè alle consulenze: è andata avanti così, dal 1987 a oggi, con il risultato che al ministero oggi il numero dei precari (1319) supera quello degli assunti (1255).

Poi c'è una ragione politica. I ministri dell'Ambiente hanno preso l'abitudine, prima di lasciare la poltrona, di rinnovare i contratti ai loro consulenti per altri quattro o cinque anni, così ogni ministro si ritrova in eredità i consulenti del suo precedessore: come quel Paolo Pontoni a cui il ministro Altero Matteoli, la vigilia di Natale del 2005 ha rinnovato un contratto di consulenza per cinque anni.

Non si sa se Pecoraro sarà ancora ministro, nel 2010, ma di sicuro Pontoni sarà ancora consulente: a 78 mila euro l'anno.

Poi, certo, Pecoraro ci ha messo del suo. Ingaggiando a 100 mila euro l'anno cinque consulenti per il suo gabinetto (tra cui il verde Sauro Turroni, trombato nel 2006). Più otto per i suoi sottosegretari.

Più sette per la Direzione Generale "Qualità della vita".

Più 54 per il servizio "Protezione della natura".

Più 107 per la "Ricerca ambientale".

Più 138 per la "Difesa del suolo".

Più 14 per la "Salvaguardia ambientale".

Più cinque dirigenti di fascia alta (in media 95 mila euro a testa).

Più sei consulenti - tra cui Rubbia - che, bontà loro, non vogliono un centesimo.

Totale, 344.

Ai quali bisogna aggiungere un'altra infornata di consulenti i cui decreti, firmati ad agosto, non sono ancora stati registrati.

Chi sono, i consulenti del ministro dell'Ambiente? Gli ecologisti, ovviamente. E dove si trovano la maggior parte degli ecologisti? Nei Verdi, partito che Pecoraro Scanio conosce benissimo, essendone il leader.

Ecco perché sono proprio dei Verdi, giusto per fare un esempio, 14 dei 20 componenti della segreteria tecnica per la Protezione della natura. Due su tre.

Una scelta, come dire?, naturale. Dovrà sicuramente tagliare nomi e compensi il ministero dei Beni Culturali, che oggi con i suoi 436 incarichi guida la classifica delle consulenze (però bisogna tener conto che vengono messi a carico di Rutelli i contratti stipulati dalle Sovrintendenze di tutta Italia per mostre, convegni ed esposizioni varie). La cifra più alta, 133.250 euro, è andata l'anno scorso alla società Arché, per la "catalogazione dei manoscritti della biblioteca nazionale universitaria di Torino danneggiati dall'incendio del 1904". Ovvero 103 anni fa: non è mai troppo tardi. Giusto per dare il buon esempio, un po' di economia potrebbe farla anche il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Che oggi spende un milione 719 mila euro per i suoi 85 consulenti, una media di 20 mila euro a testa. E allo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani forse dovrà dare un'accorciatina alla sua lenzuolata di 69 consulenti (cominciando, magari, dal figlio di Mastella). Poi, certo, anche i ministri "senza portafoglio" (cioè senza fondi propri nel bilancio dello Stato) potrebbero rinunciare a qualche esperto. Emma Bonino, per dire, alle Politiche comunitarie ne ha per nove volte e mezza di quelli su cui può contare Massimo D'Alema. E se il ministro degli Esteri ha scelto come uno dei suoi quattro consulenti giusto il responsabile nazionale diessino degli Italiani all'estero, Norberto Lombardi (25 mila euro annui), la Bonino ha inserito un buon numero di radicali tra i suoi 38 esperti, a cominciare dall'avvocato del partito, Giuseppe Rossodivita, incaricato di studiare "problemi e prospettive intorno all'ipotesi di costituzione di una Procura europea". Problemi, prospettive, ipotesi: per 4000 euro al mese, si può fare. Del resto, così fan tutti. Neanche l'unico ministro di Rifondazione, Paolo Ferrero, ha saputo resistere alla tentazione di nominare due dei suoi tre esperti (Maria Teresa Rosito e Andrea Del Monaco, 45 mila euro l'anno) tra i compagni di partito. Il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi (Pdci), ha invece pescato tra i colleghi dell'università: tra i suoi 18 consulenti, ci sono sei professori e un rettore (ma il primo della lista è il responsabile nazionale Trasporti del Pdci, Eduardo Bruno). Forse, con un po' di buona volontà, si potrebbe eliminare qualche incarico dall'oggetto nebuloso. Il ministero per l'Attuazione del programma, per esempio, paga 2000 euro al mese a Sortito Casali per "l'analisi degli obiettivi del programma di governo, in relazione alla possibilità di una loro misurazione tramite indicatori di carattere quantitativo", e altri 1100 euro mensili a Simona Genovese, affinché fornisca una "analisi del programma di governo sia nei suoi aspetti giuridici sia in quelli di carattere operativo". Non si era mai visto, un governo che paga degli esperti per analizzare il suo stesso programma. Ma, come si dice, c'è sempre una prima volta. "

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mercoledì, 31 ottobre 2007

Il pacchetto sicurezza ed i nuovi poteri ai Sindaci

camicia-nera.jpgQuesto governo non finirà mai di stupirci. Certo non è facile governare con il “reparto geriatria” ed “il quarto braccio di regina coeli” che un giorno si e l’altro pure minacciano la crisi, così si arriva agli “obbrobri” inimmaginabili in campagna elettorale, come l’indulto e “dulcis in fundo” “Il pacchetto sicurezza”.
“Pacchetto sicurezza”, che trasferirebbe ai sindaci poteri di polizia, che rappresenta un precedente pericolosissimo che potrebbe partire dall’espulsione dell’immigrato per poi finire di diventare strumento di ulteriore pressione elettorale.
I Sindaci, non hanno gli stessi problemi di maggioranza. Hanno una legge elettorale diversa, che li “blinda”, e spesso (nei mandati successivi) si circondano di “pupazzi” che alzano la mano a comando, in quanto durante i mandati hanno possibilità di consolidare personalmente il bacino di voti e quindi possono tranquuillamente circondarsi di persone che non li infastidiscano contraddicendoli.
I poteri dei Sindaci, andrebbero sottoposti (specie al Sud) ad una maggiore pressione di controlli legali, ed invece il “governo”, mette tra le mani delle “famigghie” nuove armi per il controllo del consenso: quelle di polizia.
Ma ce l’abbiamo la Polizia, anzi ne abbiamo due (!), perchè non lasciamo alla polizia i poteri di Polizia ed ai Sindaci le funzioni amministrative, pretendendo da entrambi una maggiore efficacia nella loro azione?
Mi chiedo anche se i sindaci potranno costituire delle squadre che possono girare con le camice nere ed i manganelli a caccia di extracomunitari ed avversari politici. Manca solo un piccolo dettaglio: il cambio di denominazione, basta con “sindaco”, chiamiamoli Potestà è più bello!
Ragazzi ditemi che siamo su scherzi a parte.

ANDATE A CASA, e mentre lo fate assicuratevi che Mastella venga processato dal suo giudice naturale.

Ciao Democrazia, feliceiovino.

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martedì, 30 ottobre 2007

Cutolo sarà padre di Denise

OTTAVIANO (Napoli) - La notizia è stata tenuta nascosta per nove, lunghissimi mesi. Custodita dal silenzio dell'avvocato di famiglia e degli specialisti, un andrologo e un ginecologo, che hanno seguito tutta l'operazione. Così fino all'ultimo, fino a questa mattina quando Immacolata Iacone, moglie di Raffaele Cutolo, entrerà in sala parto e, come programmato da giorni, darà alla luce una bambina concepita con inseminazione artificiale. Si chiamerà Denise. Denise Cutolo. Sarà la prima e unica erede dell'ex capo della camorra, condannato a nove ergastoli, in carcere dal 1982 e sottoposto da 14 anni al regime del 41 bis.

L'autorizzazione per la fecondazione assistita Cutolo e signora l'hanno ottenuta dal ministero di Giustizia nel 2001. Dopo otto anni di istanze. Lo aveva rivelato lo stesso fondatore della Nuova camorra organizzata, il 24 febbraio 2006, in un'intervista a Repubblica. "Morirò in prigione, il mio ultimo desiderio è regalare un figlio a mia moglie", disse. E il desiderio, a sorpresa, si è avverato.

Quello disposto dai giudici fu un provvedimento senza precedenti, soprattutto se si pensa a un pluriergastolano mai pentito, il cui nome, ancora oggi, nonostante quasi mezzo secolo di pena scontata in molte carceri italiane (attualmente è rinchiuso a Terni nella cella che fu di Bernardo Provenzano, che ha preso il suo posto nel carcere di Novara), rievoca un stagione di sangue e violenze, una delle più buie nella storia della criminalità organizzata del nostro paese.

Ma tant'è, la nuova paternità del "Professore", o "don Raffaele", come lo chiamavano i suoi affiliati, diventa proprio per questo un fatto straordinario. Anche per motivi anagrafici: Cutolo ha appena compiuto 65 anni, è in condizioni di salute precarie, sua moglie - che ha sposato nel '83 all'Asinara e che da allora ha visto sempre e solo dietro le sbarre - ne ha 43. Che la fecondazione e la gravidanza andassero a buon fine, insomma, non era affatto scontato.

I Cutolo ormai ci speravano appena, anche perché non era il primo tentativo di far "volare la cicogna" dalla cella (prima Belluno, poi Novara, ora Terni, seguiti sempre dallo stesso andrologo, Gennaro Romano, di Pomigliano d'Arco). Denise verrà alla luce nel reparto di ginecologia e ostetricia del II Policlinico di Napoli. La signora Cutolo si è ricoverata ieri mattina, pregando l'équipe che l'ha seguita (diretta dal professor Pasquale Martinelli) di fare il possibile per tutelare la riservatezza: "Mi rendo conto che la nascita di mia figlia susciterà la curiosità dell'opinione pubblica. Non porta un cognome qualsiasi, ma farò di tutto perché possa avere una vita normale, tranquilla, lontana dai riflettori e dai pregiudizi".

"Una notizia lieta - dice l'avvocato Gaetano Aufiero, uno dei difensori dell'ex boss - . Il mio cliente ha sulle spalle 43 anni di carcere (interrotti da due brevi latitanze, ndr), continua a dire che vuole pagare i suoi errori con dignità, espiando le pene perché secondo lui questo è l'unico modo per chiedere perdono. Lo Stato gli ha dato la possibilità di diventare padre, credo fosse un suo diritto, a prescindere dalle colpe che ha". Per avere l'autorizzazione al prelievo del liquido seminale, ricorda, ci sono voluti ben otto anni: "E' stata una battaglia iniziata nell'83. Oggi penso dovrebbe essere una cosa del tutto naturale consentire a un detenuto, soprattutto se ergastolano, di avere un figlio con la propria moglie o compagna".

Cutolo un figlio lo aveva già avuto nel 1962, dalla prima moglie Filomena Liguori. Si chiamava Roberto. Fu freddato con dieci colpi di pistola la sera del 19 dicembre 1990 ad Abbiate Guazzone, in provincia di Varese. Una vendetta della camorra. Aveva solo 28 anni, era in soggiorno obbligato a Tradate, dove viveva con la giovane moglie. A condannare a morte Cutolo jr fu Mario Fabbrocino, che per quell'omicidio due anni fa si è preso l'ergastolo.

Unico figlio del boss, che lo definì "il figlio della sfortuna", Roberto Cutolo era stato coinvolto in diverse indagini, tra cui quella per una fornitura di prefabbricati nel dopo terremoto in Campania negli anni '80. Adesso a portare un cognome così ingombrante sarà una femmina. Denise Cutolo è nipote di Rosetta, la sorella sessantaduenne di don Raffaele che per molti anni - con il fratello in carcere - lo ha rappresentato al vertice della Nuova camorra organizzata. All'epoca la roccaforte del clan criminale era il castello mediceo di Ottaviano, una splendida residenza che oggi, divenuto simbolo di libertà, ospita gli uffici del Parco del Vesuvio.

La piccola Denise crescerà in un più modesto appartamento nel centro del paese. Nel suo futuro la camorra sarà solo una parola lontana. "Vorrei che non la sentisse mai nemmeno pronunciare, perché è sinonimo di dolore per tutti - dice Immacolata Iacone dal letto dell'ospedale - . Quando sarà grande magari qualcuno le racconterà delle cose. Saprà chi è suo padre, conoscerà il suo passato, ma Raffaele è mio marito, l'uomo che amo. Non potrei mai immaginare la mia vita senza di lui".

Ventidue anni di differenza, Cutolo e la moglie si sono conosciuti nella sala colloqui del carcere di Ascoli Piceno. Era il 1982. Lei ha 18 anni, è lì coi genitori per far visita al fratello. Lui, don Raffaele, è il super boss della camorra. Comanda, dal carcere, un esercito di 7 mila uomini. "Lo sentii dire che chi fa del male a un bambino va subito ucciso - ricorda la Iacone - . D'istinto gli feci: ma che dice, scusi? Mia madre mi sgridò. Lui era Cutolo. Non dovevo permettermi di rivolgermi così a quell'uomo. Raffaele si fermò, mi guardò. Era incuriosito. Pochi mesi e ci siamo fidanzati. L'ho baciato una sola volta in vent'anni, il giorno del matrimonio in carcere. Lui me lo disse: se ti sposi con me è come essere vedova. Oggi mi ha regalato una figlia, e sono felice".



(30 ottobre 2007)
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